28.02.14

Intimo Shaping: non ne esci viva

Archiviato in Argomenti vari taggato , , at 08:46 by vaniglia

Parlare e giudicare le cose senza averle provate è  da presuntuosi, un po’ come i dottori che classificano “niente di che” i dolori mestruali. Quando ho scritto delle guaine contenitive ammetto che l’ho fatto dopo aver letto un articolo sulle dive di Hollywood che sotto al tubino Gucci strizza chiappe indossano un’intimo modellante e ho pensato che la cosa fosse un po’ assurda, vuoi perchè obbiettivamente la maggior parte di loro non ne ha bisogno, vuoi perchè la cosa è molto fine a se stessa, ma in realtà non le avevo mai provate.

Però la vita sa come metterti alla prova. Mi è capitato di comprare uno di quei vestiti che se vuoi che non ti si veda la pancia non devi pretendere di respirare indossandolo, capo che in genere evito come evito il Karaoke, e siccome ho ancora i postumi dell’ultima vacanza in montagna costellata da polenta e salsiccia a ogni ora del giorno,  mi sono trovata di fronte allo specchio a domandarmi, come posso indossarlo senza ammettere al mondo di essere una falsa magra?

La falsa magra è la donna che ha una taglia che oscilla dalla 44/46, un fisico proporzionato, e se non lo  è lo rende tale scegliendo l’abbigliamento giusto, che ha dei difetti, ma non si vedono o per lo meno non sono la prima cosa che ti colpisce.

Se ha la pancia le magliette sono sempre morbide ma con scollature tattiche, se il problema è il sedere i pantaloni non sono mai troppo stretti e fascianti, piuttosto sono modellanti, accompagnano le curve e sono scuri. Ancora se il problema sono le gambe robuste eviterà pantaloni troppo stretti in fondo specialmente con uno stivale messo sopra a metà polpaccio, piuttosto prediligerà un pantalone svasato, largo in fondo e metterà dei tacchi che slanciano. Insomma, se gli uomini sanno nascondere egregiamente moglie, tre figli e un cane, una donna può nascondere fino a cinque chili, solo che lo fa con più stile.

Tutti questi escamotage sono praticamente impossibili di fronte ad un tubino come il mio, liscio, dritto, aderente, in microfibra, nemmeno la calzamaglia mi salvava. Poi gironzolando su un sito di intimo cercando un reggiseno nuovo mi sono imbattuta nel settore “initmo shapping”, ovvero l’intimo modellante.

Certo sulle modelle magre sono addirittura sexy, con questi mutandoni ascellari spesso color carne riescono ad essere sexy, ma si sa che il cronfronto non regge nella realtà. Ma quello che ha imbambolato me è stata una sottoveste, scollata in modo tale da passare sotto al seno di modo che può essere indossata con qualunque reggiseno e lunga più o meno fino a metà coscia, elegante, sobria, insomma mettibile senza rischiare l’effetto nonna.

Ho ceduto, mi sono addirittura presa le misure per essere sicura di scegliere la taglia giusta, messa nel carrello e dopo due giorni arrivata a casa.

Ebbene, tolta della busta l’ho guardata tenendola di fronte a me con le mani tese, era  stretta almeno la metà di me, ma mi sono detta “sarà elasticizzata”. Macchè, aveva l’elasticità di un pezzo di ferro, allora ho cercato una zip qualcosa che permettese l’ingresso del mio corpo che non sia un “sinsalabin”, ma ancora niente.

Ho guardato il cane che nel frattempo si era venuto a sedere sul letto, probabilmente perchè non si voleva perdere la scena, ma mi ha risposto con un sguardo che diceva chiaramente, di tutti gli acquisti scemi che hai fatti questo li batte tutti.

Ho provato,  prima a farla passare dalle gambe, ma mi sono sentita come quando da bambina ti vuoi infilare la gonnellina della barbie. Allora ho deciso di inziare da sopra,  la mia testa è pur sempre più piccola del mio sedere, o almeno lo speravo, e qui è successo l’inevitabile, sono riuscita a tirarla fino alle spalle, tenendo le braccia alzate per renderle più piccole possibile.

Ebbene, mi sono trovata letteralmente incastrara, con le braccia a X sopra la testa, le spalle che quasi si toccavano insieme e non sapevo come uscirne. Mi sono trovata in difficoltà, seriamente, soprattuto perchè questo genere di cose non andrebbero mai fatte se siete sole in casa e nessuno vi può aiutare, perchè vi garantisco che il cane non vi può aiutare.

Appena libera l’ho gettata lontano da me e ho preparato un bel reso, ho scaricato il modulo e al momento di compilarlo c’era una sezione che ti richiedeva la motivazione, c’erano varie opzioni, colore sbagliato, modello sbagliato, difettoso ecc ecc. Niente che andasse bene, sono stata costretta a dire che il problema era la taglia, ma sarei stata felice di scrivere “questa guaina fa fare cose allucinanti,mi ha fatto pensare, preferisco che mi si veda la pancia.”

26.02.14

Donne a tempo determinato

Archiviato in Argomenti vari at 09:11 by vaniglia

Certi momenti della vita potrebbero essere paragonati a quanto capita che ti senti grassa e siccome non ti va niente vai spedita nell’armadio a prendere i tuoi pantaloni preferiti, che lo sono non perché bellissimi o di marca, semplicemente perché loro ti entrano sempre. Quando niente ti sta più e da li allo scaraventare l’intero armadio fuori dalla finestra il passo e breve,  loro ti salvano sempre, con i loro colori solitamente scuri e il tessuto cucito dagli angeli perché si adatta al tuo culo nonostante tutto.

Finché non arriva il giorno che anche loro ti abbandonano, sei accaldata dalla doccia, incremata come una bavarese, nessun pantalone sale oltre il ginocchio, le guance rosse, i capelli verso il soffitto, affannata li afferri nella speranza di risolvere la questione, ma loro non si chiudono. Passano le ginocchia, perfino i fianchi e ti abbandonano al bottone. Almeno quattro cm ti separano dalla vittoria, guardi lo specchio e ti rendi conto che non puoi più dire “sono un po’ gonfia, un po’ irrobustita, sarà lo stress”, devi dire la verità, sei ingrassata e non c’è più un paio di pantaloni che tengano.

Ecco la sensazione che provo adesso la posso paragonare a quello, disarmante, deprimente, deludente.

Non ditemi che i chili di troppo non sono un problema, lo so perfettamente altrimenti spenderei più soldi in palestre e non in pizze da asporto. Io mi riferisco alla sensazione di perdere l’ultima certezza, come l’ultimo paio di pantaloni, i tuoi rassicuranti pantaloni neri elasticizzati.

Essere donne è così difficile, me lo ripeto da settimane.

Avevo vent’anni e mi ero data delle scadenze, per i trenta mi vedevo sposata, con abito bianco che non ingrassa in tulle, viaggio di nozze idilliaco e poi figli, uno forse due, belli, sani, che arrivano appena lo desideri, che li partorisci con poco dolore e nessuna smagliatura. Nei giorni più audaci mi vedevo anche con un lavoro che amavo, affermata, imprenditrice di me stessa.

Capirete la mia delusione a tre mesi dal trentesimo compleanno e senza nemmeno una crocetta messa sui miei propositi.

Per quanto non sia necessario darsi delle scadenze, a volte per le donne sembra obbligatorio.

Perché se gli uomini posso concedersi la loro crisi di mezza età fidanzandosi con una di vent’anni più giovani e magari farci un figlio (perché la macchina sportiva già ce l’hanno e non è bastata a ridare smalto), possono comportarsi da ragazzini, cosa che spesso non spazia troppo dagli anni precedenti a dire il vero, decidere di separarsi magari, perché si sa, la moglie vecchia invecchia, un po’ come andare con lo zoppo, tutto ciò senza creare troppo scalpore, ma a una donna  non è concesso con tanta leggerezza.

Alle donne la crisi di mezza età arriva molto prima, abbiamo almeno dieci anni in meno di margine  per sentirci vecchie ed essere trattate come tali. Vecchie per cercare di avere figli e sperare di farli subito, vecchie per potersi mettere  in proprio chiedendo un prestito che nessuna banca ti darà perché la tua giovinezza l’hai sprecata a fare un lavoro che odiavi nella speranza di avere la stabilità al momento di metter su famiglia cosa che ancora non hai fatto, vecchie per andare nei locali con le amiche, perché fondamentalmente nemmeno ci vogliamo stare la in mezzo.

Passiamo la vita a cercare un uomo adulto e responsabile e passare la serata nel covo dei peter pan dal  contorno occhi increspato non mi pare la soluzione migliore.

Non voglio dire che per gli uomini è tutto più semplice, sarebbe probabilmente approssimativo come giudizio e ingiusto.

Anzi, a pensarci bene, è proprio quello che voglio dire.

A partire dalle responsabilità. La famiglia, il matrimonio sono per antonomasia i nemici numero uno degli uomini.  Libri e film sono stati scritti per parlare di questo, del dramma che molti uomini sono costretti a vivere, con queste fidanzate che bramano di diventare mogli, che pretendo un uomo attento, presente e partecipe. “Ma che palle” gli viene spontaneo viene da dire (a loro, sempre e solo a loro), abbiamo una vita, un lavoro che ci assorbe in pieno, per il quale se serve dobbiamo stare fuori anche dodici ore al giorno, abbiamo degli hobbie e degli amici. Per non parlare dei figli, siamo seri, tu donna che magari decidi di rimanere a casa per accudirli, non puoi e non devi pretendere che tuo marito nel suo tempo libero spenga la tv o l’xbox e si preoccupi di te e di quante ore hai dormito nell’ultima settimana, non puoi pretendere che ti dia dieci minuti per fare la doccia in santa pace, tu non lavori, TU NON FAI NIENTE TUTTO IL GIORNO.

Per non parlare di quegli sfortunati che hanno trovato una donna in carriera, una donna realizzata, una donna che nonostante viviamo in un mondo maschilista e stracolmo di testosterone che vede donne al pari livello e anche superiore rispetto ai colleghi maschi meno retribuite e con minori cariche riconosciute, una donna che nonostante tutto ciò ce l’ha fatta a farsi una posizione, vi rendete conto dello smacco che è obbligato a subire? Avere una moglie che guadagna più di lui?

A quel punto il passo per farla sentire in colpa sul fatto che lo trascura, che lo obbliga spesso a prendersi la cena in rosticceria o addirittura ad assumere una donna di servizio, è decisamente breve.

Perché non è assolutamente vero che le donne riescono a fare più cose contemporaneamente, o almeno è vero nel piccolo, possono preparare un risotto senza farlo bruciare mentre danno da mangiare al figlio piccolo e ascoltano la poesia imparata a memoria da quello più grande, questo si. Ma non possono essere una splendida madre, una splendida moglie, una splendida amante e una splendida lavoratrice contemporaneamente, non per i canoni di oggi.  Non alle regole del mondo a misura di uomo.

Mentre un uomo può, può essere  considerato un buon imprenditore,  padre, marito, amante, anche amante dell’amante, tutto contemporaneamente senza problemi. Un uomo che guadagna bene e mantiene la sua famiglia è già considerato un buon padre di famiglia nonché un bravo marito, perché tutto il resto ovviamente non è compito suo, tutto il resto sono cose da femmine, fa parte di quel “non fare niente tutto il giorno” tipico delle donne.