21.10.11

Donne con le Gonne

Archiviato in Argomenti vari at 13:49 by vaniglia

Pochi giorni fa mi trovavo in uno di quei posti in cui sei quasi “obbligato” a leggere le riviste, scandaliste per lo più, in una sala d’attesa del dentista. Sì, perchè dopo che ti sei letto tutti i quadretti appesi, gli opuscoli contro le carie, gli annunci di badanti italiane in cerca di lavoro non ti resta che prendere quel cacchio di giornale con la copertina dagli angoli più che piegati e sfogliarla, se ti va bene è di almeno sei mesi prima.

Ma poco importa, i gossip non scadono.

Così, sfoglia che ti risfoglia, tra una foto pizzicata su qualche yacth in sardegna, qualche famiglia famosa che presenta i figli al resto del mondo, con mamme vestite di tutto punto, in perfetta forma e con i capelli appena sfornati dal salone di bellezza, incappo su un articolo di una giornalista, che racconta uno spaccato di gioventù di oggi, parla di ragazze di oggi e delle minigonne.

Nonostante la minigonna abbia i suoi anni, sta sempre li in pole position, una foto che confermava l’articolo mostrava un gruppo di ragazze milanesi fuori da un qualche locale in, tutte rigorosamente in minigonna e tacchi alti.

Non si faceva del banale bigottismo nell’articolo, ma si poneva l’attenzione su come un capo di moda, che se portato nel giusto modo non è neanche volgare, sia invece usato come ‘strumento’, o in maniera impropria e poco elegante.

Messa a qualunque ora del giorno, certe minigonne dalla lunghezza improbabile e sopra gambe nude anche a dicembre, ha fatto sorgere nella giornalista un dubbio, ma le donne di oggi perchè ci tengono tanto a mettersi in mostra?

Lo psicologo ha detto che succede perchè la tv ci insegna che più mostri più vali.

Ho chiuso il giornale e l’ho ributtato su quel tavolino.

Quel giorno non ero dal dentista per me, ma sono uscita da li che sentivo la lingua che batteva sul dente che duole, e io questo dente me lo devo togliere.

Ho pensato e rimuginato sull’argomento non so nemmeno io quanto, sono io che sono “all’antica”?non percepisco il senso?Non vi pare che ormai siamo andati ben oltre all’emulazione di qualche velina in tv?

Qui ormai si parla di stili di vita, del valore che si da a se stesse.

C’ho pensato anche io a questa cosa qua, quella che le donne, giovani e meno giovani al giorno d’oggi si svestono più del dovuto, ma non parlo di quella foto davanti ad un locale il sabato sera, parlo dei social network, che ti spiattellano la realtà in faccia senza filtri, ragazze, ragazzine, donne, provocanti, ammiccanti seminude, in vetrina e a volte in “vendita”.

Ok l’emancipazione, ok la libertà, ok tutto quello che vuoi, sei avanti, sei disinibita, ma il mondo seriamente si sta spaccando in due. Alle Iene hanno fatto un serivzio su un gruppo di attiviste ucraine che protestano contro il turismo sessuale.

Li sanno cosa vuol dire essere in vendita, li e in altri mille posti.

C’è una differenza sostanziale, come non sottolinearla, li si parla di sfruttamento, qui di gioco, di scelta personale, anche solo di mostrarsi e niente più.

“E niente più” è quello che alla fine ti capita di pensare, che sotto certe minigonne oltre alle gambe non c’è di più e me ne dispiace, mi dispiace soprattutto che pare ci siamo dimenticati di quanto siano belle le donne anche e soprattutto sotto ben altri aspetti e che a dimenticarcelo spesso siamo noi per prime.

11.10.11

Reality…Irreali

Archiviato in Argomenti vari at 15:30 by vaniglia

Succede sempre così, capita che sei una sera sola a casa, che hai il totale e completo monopolio del telecomando, e nei milleduecento canali della tua tv a pagamento non passano neanche un film che ti piaccia…succede sempre ed è successo anche ieri sera, tipica serata di inizio autunno, in cui stai avvolta in sette strati di coperta in pile e già indossi calzini termici perchè i tuoi piedi hanno già raggiunto la temperatura minima concessa ad un corpo vivente.

Così facevo zapping e mio malgrado sono finita sul un canale Real, fatto cioè di reality di vario genere, che spaziano dal quanto sei grasso, quanto sei brutto, quanto sei single, quanto hai ridotto male casa tua.

Un’inifita serie di programmi che giurano di migliorare la tua vita, subito dopo averti fatto notare quanto facesse schifo prima del loro arrivo.

Ieri sera era la serata del “ma come ti vesti”, che il titolo già di per se lascia trapelare senza troppa vergogna un sottotitolo ovvio, “fai schifo renditene conto”.

Ed in effetti, ci sono state puntate in cui realmente ho visto persone che sembravano scegliere i vestiti da ubriachi, totale assenza di criterio, nella scelta dei materiali, dei colori, del buon senso e gusto.

Quindi il più delle volte ti trovi li ad annuire con faccia indignata sprezzante del fatto che stai seduta davanti a quella televisione con un abbigliamento che non ha un senso ne un perchè, i pantaloni sono quelli della tuta che hai un pò stinto con la candeggina, la maglietta è femminile quanto uno scaricatore di porto, eppure non ci vuoi far caso, perchè in quel momento a quanto pare c’è chi sta peggio di te.

Comunque il loro lavoro lo fanno e lo fanno pure bene, ti parlano di chiffon, cromature, nuance, abbinamenti, e tu ammmicchi come fosse pane per i tuoi denti, pare tutto così ovvio, guardi il look finale, ti stampano accanto il cartellino con il prezzo, e ti accorgi che per “il look da ufficio” la nostra cara amica a speso metà dello stipendio di quell’ufficio.

Quindi le cose son due, o una settimana si e una no vai in ufficio in pigiama tanto per depistare dal fatto che ti sei potuta permettere un solo look da ufficio, oppure io non mi spiego come possono pensare che una comuna mortale possa spendere così tanto, tutto insieme.

Rammaricata ho aspettato che finisse il reality, che in realtà di reale aveva bene poco, ho ripensato anche al fatto che quando sei li, di fronte a scaffali pieni di vestiti, almeno io, vado in tilt completo, compro una cosa qua e una la che alla fine insieme le potrò mettere solo ed esclusivamente nella busta al momento dell’acquisto.

Dopo tutto ciò ad invadere il mio schermo è arrivato un’altro show, donne alla ricerca di un vestito da sposa, all’interno di un’atelier americana che ti concede un’ora di appuntamento, tu, le tue amiche, tua madre, e un’ora di tempo.

Dai tre ai sei mila dollari per un vestito da indossare un giorno.

Almeno li c’è un’addetta al tuo servizio che scorrazza su e giù per il mega negozio solo per accontentarti, amata provvigione, in Italia non abbiamo questa buona abitudine, quindi se già ti sembra difficile abbinare qualcosa, ti sembrerà ancora più difficile farlo con una commessa che ti guarda da un angolo mentre parla al telefono degli affari suoi e quasi sicuramente indossa i pantaloni che stai provando tu, solo due taglie meno.