22.03.10

Mi rendo Felice.

Archiviato in Argomenti vari at 12:24 by vaniglia

Quando mi domandavano ‘cosa vuoi fare da grande’ non sapevo mai che rispondere.Me lo chiedessero oggi, risponderei ‘da grande vorrei diventare grande’.

Che mi sembra già abbastanza.

Che per diventare grande non intendo raggiungere una determinata età, o smettere di chiamare mia madre per farmi prendere gli appuntamenti dal dottore, andare a vivere sola, pagare ogni rata senza chiedere niente a nessuno e andare sotto in banca almeno una volTa in un anno, senza piangere ore davanti allo sportello del bancomat.

Mi premeva diventare grande.

Non sapevo esattamente in cosa consisteva, o meglio il mio inconscio lo sapeva perfettamente ma io fingevo di non saperlo.

L’inconscio sa essere fastidioso.

Sta di fatto che a quanto pare sono nel bel mezzo di questa fottutissima trasformazione e sto soffrendo come un cane.

Si lo ammetto, diventare grande non è affatto facile.

Ti stacchi da quelle mille convinzioni giustificazioni reazioni emozioni e scuse alle quali sei rimasto appeso per tutti questi anni.

Anni in cui sai perfettamente a chi dare la colpa per ogni tuo sbaglio,mancanza o debolezza, ai genitori, alla scuola difficile, alla profesoressa stronza, a un ex fidanzato totalmente sbagliato a tutto a tutti tranne che a te.

Perchè ammetterlo comporterebbe una delle cose più diffiicili da fare : CAMBIARE.

Che non è vero che le persone non cambiano, non cambiano per gli altri o per lo meno non per sempre, ma per se stessi si cambia eccome se si cambia, ed è difficile almeno quanto sorridere di reale gioia mentre si fa una ceretta all’inguine.

Ho scoperto una cosa, deduco che sia una scoperta della portata dell’acqua calda, ma voglio rendervi partecipi del mio stupore.

Ho scoperto che siamo soli.

Tremendamente, giustamente, fottutamente, fortunatamente soli.

Nella gioa anche quella condivisa e nel dolore più infimo e profondo, fisico e morale.

La felicità anche se vissuta con qualcun’altro è nostra e solo nostra, noi la sentiamo in quel modo, magari per noi è unica e indimenticabile, chi abbiamo di fronte magari sorride ma non la prova uguale.

Il dolore, quello poi, che sia dato da uno stato d’animo o da una malattia, più o meno grave, quello è la prova tangibile di come siamo soli.

 

E non parlo di solitudine, di quella cosa triste che ti fa sentire abbandonato, di quelle scene da film che ti vede avvolto da una folla informe che ti passa intorno e non si accorge di te.

Non c’è niente di triste in tutto questo, anzi. Ho capito l’importanza della “condivisione”.Avere qualcosa da condividere questo ci permette di essere felici con qualcuno.Pretendere, aspettarsi, questi sono presupposti che non portano a niente. Cercare in qualcun’altro la nostra felicià è il metodo più rapido ed efficace per trovare l’infelicità e procurarla probabilmente.

Nessuno ci rende felice come noi stessi. Perchè nessuno sa quello che vogliamo come noi, nessuno sa cosa è giusto per noi più di noi.

…e dico questo perchè a me di queste cose non me ne riusciva mezza.

Ho sempre cercato la felicità, negli altri, nella felicità degli altri, cambiavo, assecondavo e sopportavo l’impossibile.

Mi sono ritrovata piena di mia infelicità, ho trovato accanto a me persone che erano felici solo se io continuavo a preoccuparmi di loro e non di me.

Mi sono accorta che se a me non ci penso io non ci pensa nessuno e se all’inizio questo mi feriva adesso mi sembra la cosa più giusta del mondo.

 

E in questo mio crescere, mutare, variare, piangere e gridare ho capito che di tutte le persone che ho perso, che ho tenuto mio malgrado, che mi hanno abbandonato, che non mi hanno mai capito, che non ho mai capito, di tutte quelle persone,  l’unica di cui avevo, avrò e ho sempre bisogno e della quale mi devo prender cura con tutto il mio amore sono IO.