03.02.15

Altro che il principe azzurro

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Tra poco esce il film del tanto chiacchierato libro, 50 sfumature di grigio, che io non ne letto, ne mai sfogliato per sbaglio in libreria, non per fare la figa, non per fare la bigotta, non l’ho letto, punto.

Però l’hanno fatto quasi tutte, amiche mie comprese, non mi hanno raccontato niente, mi hanno solo risposto “pazza” quando ho detto di non averlo fatto, di non aver sfogliato bramosa quell pagine che sembano aver fatto impazzire tutte.

In tram, nel divano, al parco, me le immagino tutte intente a leggere quelle pagine, non so neanche la trama, ho visto il trailer in anticipazione mesi fa, per giunta in lingua originale, quindi non ci ho capito neanche una mazza.

Esce due giorni prima di san valentino ,regalo per le lettrici accanite o per i fidanzati che magari avranno una speranza in più di fare sesso in quel giorno degli nnamorati che per antonomasia non tromba mai nessuno?

Chissà.

Sta di fatto che per me se è già grave far leggere alle donne storie d’amore troppo romantiche, far leggere di storie di sesso sfrenato con un uomo affascinante che evidentemente sa quello che fa è addirittura peggio.

Perchè ormai al falso mito dell’amore per sempre siamo piuttosto vaccinate, ma ci sono donne in giro che hanno la vita sessuale soddisfacente come il mio cane castrato, quindi mettere tali pulci nelle orecchie non mi pare poi sta gran mossa.

Perchè le donne un po’ dal canto loro ci provano, più all’inizio lo ammetto ma ci provano, siamo circondate da riviste e programmi tv che cercano di insegnarci ad essere sexy, piacenti, a farlo impazzire, non c’è rivista femminile che non pubblichi ciclicamente un pezzo sul “sai davvero cosa piace al tuo uomo?” e” la carbonara” non basta come risposta, eh no.

Invece loro sulle loro riviste maschili che articoli pensi che abbiano?”come capire se ci sta”, “come capire se ci sta e se te la da”, “come scaricarla dopo che te l’ha data”.

La parte in mezzo la lasciano alla loro, spesso latente, fantasia.

Perchè noi ci siamo studiate le parti anatomiche, conosciamo come è fatto, come reagisce al piacere, sappiamo tutto ciò che c’è da sapere.

Loro si sono fermati al capire come fare ad entrarci, e spesso hanno serie difficoltà a capire come smettere di farlo, da qui nascono quelli del “ci sentiamo domani”, cioè mai più.

Quindi eccoci qua, con un best seller che parla di sesso e lo fa in modo evidentemente esplicito, che ha fatto impazzire le donne, ma facciamolo anche un best seller al maschile, magari un audio video per i non amanti della lettura, che qui vanno avanti a you porn e conoscono il piacere femminile come io conosco le regole del cricket, perchè va bene, abbiamo capito che il principe azzurro non esiste, quello che evidentemente gli uomini non hanno capito è che  le donne vogliono quello grigio.

San Valentino su un letto di zucchine

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E’ quasi san valentino, ci risiamo, cene in ristoranti affollati, con un livello di ossigeno portato ai minimi storici a causa delle candele accese.

Ricordo l’ultimo san valentino in cui sono andata a cena fuori, il ristorante era piccolo, molto piccolo, ma il titolare aveva deciso che dovevano entrarci più persone possibile, cosi, a soli tre centimetri di distanza, trenta coppie hanno cenato in una sala da poco più di 20 mq.

Ho constatato che le donne in ristotanti piccoli con un discreto silenzio tendono a parlare meno e che gli uomini in situazioni del genere, approfittano per guardare le scollature anche della fidanzata di quello accanto, perchè riescono a farlo con una certa disinvoltura vista la vicinanza.

Non c’era quasi niente di romantico, non c’è quasi mai in queste cene organizzate, con menù fissi fatti di tre antipasti di carpaccio si pesce spada coppato a forma di cuore, ma nelle condizioni in cui sarebbe in un post operatorio, e un primo, probabilmente linguine all’astice, che fa tanto afrodisiaco e tanto complicato, perchè con il vestito buono e la possibilità di schizzare in un solo colpo almeno tre tavoli nel raggio di un metro, nessuno si azzarda ad aprire.

Così la chela rimane lì, con i tuoi 12 euro che hai speso e non gustato.

Poi arriva il secondo, sicuramente un pesce particolare adagiato su un letto di qualcosa, letto di zucchine, letto di crema di porri, c’è questa nuova moda di mettere la roba da mangiare su un letto, e lui che già sa che dovrà spendere almeno 100 euro per quella cena si domanda se anche la sua serata finirà come spera su un letto, anche se considerando quanto la fidanzata sta bevendo ed obbiettivamente poco mangiando, probabilmente si addormenterà presto.

Comunque da una parte è tutto molto bello, soprattutto perchè il san valentino è una di quelle ricorrenze che gli uomini difficilmente si dimenticano, cuori appesi ovunque li inseguono per almeno 15 giorni, per non parlare della mail intasata di proposte su dove spendere soldi per passare una serata pessima in un posto pessimamente affollato.

C’è da dire che il san valentino acquisisce caratteristiche diverse in base alla longevità della coppia, le coppie fresche sono fondamentalmente felici, sono nella fase “è tutti i giorni san valentino” , le coppie datate e innamorate cercheranno di ritagliarsi un po’ di tempo dalla vita di ogni giorno anche all’interno di una convivenza, organizzando magari una cenatta a lume di candela in casa, sperando che quella sera non ci sia la partita.

Le coppie che invece stanno insieme e non si amano, e magari hanno pure l’amante, sono le meglio.

C’è un’elevata probabilità di litigio, magari al ristorante, magari proprio quello con la massima densità di tavoli per mq, solo che nel giorno di san valentino in cui nessuno parla a tavola ma si scambia solo sorrisi ebeti e brevi frasi sussurate tipo “ottimo questo antipasto, mi passi il pane”, non ti puoi mettere a fare scenate.

Allora discutono piano, senza quasi parlarsi, lei è tutta un’occhiata, uno smanettare contenuto ma deciso, lui mangia infilzando la forchetta in quel carpaccio come a volerlo uccidere ancora, lei a quel punto nemmeno mangia più, incrocia le braccia e si guarda intorno, il cameriere continua a passare dal tavolo versando del vino, ma certi rospi difficilmente si mandano giù.

Questa che sembra la festa delle cene organizzate è piuttosto la festa degli innamorati, e cosa fanno in genere gli innamorati a differenza degli altri? si amano..quindi non affannatevi a prenotare questo o quell’altro ristorante, dal menù fisso almeno quanto lo sguardo di chi ci va, affannatevi ad andare da lui/lei, e riempitevi di baci, di abbracci e di amore, poi se avete fame ordinate una pizza, che è l’equivalente dell’amore in cibo, e non dimenticatevi che l’amore non ha bisogno di regali o ricorrenze, ha bisogno di persone che amano.

28.01.15

Quando torni single

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Quando capita di tornare single è un po’ come per quegli animali trovati da piccoli e accuditi dagli umani, che poi un bel giorno vengono rilasciati in natura, così di punto in bianco. Niente più pranzi e cene servite, niente più letto caldo dove tornare, bam, in un attimo sei nel mondo vero, fatto di cibo da cercare e casa da costruire.

Non importa a quanti anni ti succede, il single appena rilasciato lo riconosci subito, sta nel locale affollato con un drink in mano e stampato in faccia, “e ora io che faccio?”.

Non importa nemmeno se è stato lasciato o se ha lasciato, l’effetto finale è più o meno quello, certo quello lasciato che a regola soffre di più probabilmente preferirebbe essere sbranato la prima sera da qualche predatore piuttosto che continuare cosi.

Perchè magari uno se lo dimentica come è il mondo fuori, e se non hai più vent’anni, tra i ventenni ti senti come un tirannosauro a New York.

Eppure sembrano tutti divertirsi, tutti tranne te, anche se fanno ogni sera la stessa cosa, nello stesso locale, ogni we stesse facce, stesse cene.

Non c’è poi così tanta differenza poi, tra la routine degli accoppiati e dei single,  inoltre i fidanzati spesso ambirebbero a essere single, e i single bevono perchè aspirerebbero a essere fidanzati.

Insomma, quelli felici, ma felici davvero, mica l’ho capito dove escono la sera.

I single sono una tribù, compatta, sollecita, e si stanno tutti vicini, molto vicini, per non morire di freddo, quel freddo che hanno le persone che cercano qualcosa, o qualcuno.

Parlano d’amore ma mai ad alta voce, mai con chi sono usciti, non sono vere e proprie amicizie, sono compagnie, che possono passare insieme anche più di tre sere a settimana, senza dirsi assolutamente niente di veramente importante da dire.

Capita che qualcuno prova ad allontanarsi dal branco, perchè magari crede di aver trovato l’amore, la famosa volta giusta, ma spesso si guarda bene dal confessarlo, inventa improvvisi impegni familiari, o polmoniti, tutto pur di non confessare che forse ha trovato una persona.

Perchè parlare d’amore a chi non è innamorato da tanto è come parlare cinese a mia nonna che capisce e parla solo barese stretto.

Non puoi, non devi, se vuoi mantenerti quei dieci minuti di ebrezza e ottimismo che da un amore all’inizio, è bene che te lo tieni per te.

Poi i single, i rilasciati da poco, lo sanno come vanno le storie, come vanno male soprattuto, se lo ricordano ancora troppo bene per essere smodatamente ottimisti.

Smodatamente ottimisti lo si è in adolescenza, al primo amore, o in un camerino quando si chiede una taglia meno, lo fai una volta, non lo fai più.

Ed è pieno di esemplari che l’hanno fatto una volta e non lo fanno più, amare e crederci intendo, e continuano a stare li, a ripertersi come si sta bene da soli, ma non ci crede nessuno, non ci credo io, come non ci crede la commessa quando le dico che magari una 42 se veste larga mi sta.

Non esistono più 42 che vestono larghe, come non sono mai esistite persone che stanno e staranno sempre bene da sole, ma se è per questo, nemmeno coppie che stanno e staranno sempre bene insieme.

La verità sta nel mezzo, sta nelle 44 che vestono strette e nelle coppie che imparano a non strarsi strette.

02.01.15

2015

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Ogni anno nuovo parte bene, come tutte le cose nuove che iniziano, botta di spugna e via, via i ricordi, via gli strascichi, via “è così non ci posso fare niente”.

Si azzera tutto e si riparte, e tutto quello che fino al giorno prima era presente diventa passato, molto passato, di un altro anno appunto.

Si riparte con i saldi, le cose che fino al giorno prima erano inavvicinabili diventano anche loro ormai passate di moda, sconti su sconti, cose nuove diventano vecchie, vestiti, magliette, persone.

Tutto sembra a portata di mano, acquistabile, gestibile, persino le cose passate sembrano finalmente una di quelle che tra poco le racconterai dicendo “io sono riuscito a superare questo”.

Ho visto un film l’altra sera, in cui un cameriere di albergo diceva ad una giovanissima Julia Roberts seduta fuori dalla porta di una stanza a fumare “mia nonna diceva sempre, tutto passa, passerà anche questa”.

L’ho sempre voluta anche io una nonna che mi lasciasse che queste semplice e rare frasi che alla fine non dicono niente ma  servono a risolvere tutto.

Invece una delle due nonne mi preparava panini al burro e zucchero per merenda e l’altra è fissata con il matrimonio, tanto che il corredo me l’ha regalato tre fidanzati fa, e la sua frase preferita è “ma ancora non ti sei sposata, guarda che ti stai facendo vecchia”.

Così invece che particolarmente saggia la prima ha probabilmente contribuito ad un 70% della mia attuale cellulite e la seconda a farmi venire una certa ansia da matrimonio.

Ma che ci importa, dai film prendiamo in prestito frasi romantiche, io posso prendere in prestito consigli da nonna.

Perchè che tutto passa è proprio vero, almeno per le persone che vogliono farle passare, quelle che hanno comunque voglia di guardare avanti, convinti che ci sarà sempre qualcos altro, poi c’ è chi si arrende, chi crede di aver visto tutto e rimane appeso a qualcosa che è passato,andato, se potresse continuerebbe a pagare a prezzo pieno cose che chiunque ormai ti venderebbe a metà prezzo almeno.

Niente viene per restare, per lo meno non uguale, si cambia e per quanto riguarda le persone la cosa più difficile e riuscire a farlo con una certa sintonia che ti permetta di svegliarti ogni mattina e riconoscere la persona che hai accanto.

In quanto a me, anno nuovo, non so come andrà, ma ci sono i saldi e per me questo è già un ottimo inizio, perchè pagare il giusto prezzo per le cose è uno dei miei buoni propositi per l’anno nuovo, non ho mai imparato a spendere poco, perchè un paio di Gucci raramente ti deludono, ma le persone lo fanno spesso, quindi indebitarsi per chi non vale è una cosa che non farò decisamente più.

 

21.12.14

L’amore dura fino a mezzanotte

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Ci siamo quasi, anno quasi finito, si tirano le somme, delle cose fatte, non fatte, rimandate e dimenticate.

I chili presi dopo le feste, le persone perse e quelle trovate.

E poi noi, l’anno nuovo per me è come il compleanno e la candelina su cui soffiare ed esprimere un desiderio. Nuovo inizio, nuovi propositi, vecchi propositi, vecchi noi.

E poi le aspettative, queste trappole di cristallo in cui tendiamo sempre a infilarci. Il cristallo ha portato fortuna solo a cenerentola, perchè sicuramente veste male e succede che ti perdi la scarpetta, ma c’è il principe pronto dietro a riprenderla. A riprendere lei e la scarpetta, che fortuna avere qualcuno che viene a riprenderti, mia madre arrivava sempre tardi a riprendermi, a scuola, a danza, e io stavo li ad aspettare. Troppo spesso si sta ad aspettare, qualcuno, qualcosa, noi stessi, il momento giusto, che passi quello sbagliato, l’amore.

Già, l’amore.

L’amore è come uno di quei ristoranti super chic che non accetta prenotazioni, ha pochi posti, quasi sempre pieni e la fila fuori di gente, che non sa nemmeno cosa c’è sul menù, ma il fatto che lo vogliano tutti sembra essere un valido motivo per aspettare, anche se il conto già si sa che sarà caro.

L’amore, tutti che lo cercano, tutti che lo vogliono, una meta dove arrivare e dove nessuno sembra essere rimasto abbastanza a lungo per raccontare a qualcun altro come si fa.Come si fa ad amare.

Esistono libri, milioni di libri, che ti spiegano come si conquista, come si trova, come si dimentica, come si supera, manca forse quello che ti chiede “sei sicuro che è quello che vuoi?”.

Perchè l’amore non è qualcuno da conquistare, l’amore non è essere amati, l’amore è amare.

E quanti sono disposti ad amare?e non dico sempre, ve lo risparmio il per sempre, ne parliamo un’altra volta, dico anche per un minuto, quanti sono i grado di dire “io ti amo”, senza pensare al perchè, senza preoccuparsi di essere amati, senza preoccuparsi di cosa significa, comporta, quanto durerà.

Pochi credetemi, pochi.

Ci si lascia perchè ci si dice che siamo sbagliati insieme, che la persona era sbagliata, ma era il motivo dell’amore che ci legava ad esserlo.

La persona giusta. Tutti che cerchiamo questa benedetta persona giusta, il principe che raccoglie la nostra scarpetta. Cerchiamo la nostra persona perfetta rimanendo aggrappati alle nostre imperfezioni, andando poi a cercare le sue, nessuno vuole qualcuno di pefetto, nessuno vuole essere perfetto vogliamo solo qualcuno che ci ami per quello che siamo e spesso non sappiamo nemmeno noi chi siamo. Stiamo li a cercare la nostra versione migliore da mostrarci e da mostrare.

Perchè la verità è che stare con qualcuno è difficile, stare con se stessi spesso ancora di più, allora tutti che scappiamo a mezzanotte, quando ci accorgiamo che la carrozza è di nuovo una zucca e l’abito scintillante non lo è più. E la scarpetta rimane in mezzo alla scalinata, il principe ci guarda andare via e rimane fermo a domandarsi “voglio vivere per sempre felice e contento con lei?”, sapendo che spesso non sarà ne felice ne contento, e mentre sta fermo a pensare lei sarà già sparita nella notte e con lei la favola.

Perchè l’amore non è una favola, anche se ormai lo sembra, perchè come tutte le favole tutti lo raccontano e nessuno lo vive.

02.10.14

Le mie eroine fanno le casalinghe

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Com’era quel detto? “piove sempre sul bagnato”, si era così, a meno che tu non sia una casalinga, altrimenti la storia cambia, “piove sempre sulle finestre appena pulite”.

Essere casalinga, anche solo per un certo periodo, ti cambia dentro e considerando la vicinanza al frigorifero, ti cambia anche fuori.

Non c’è bisogno di essere una casalinga a tempo pieno, anche  un part-time basta alla metamorfosi. Fino ad un mese fa scivolavo via di casa alle 5.30 del mattino per ritornarci la sera all’ora di cena, che ovviamente preparavo io. Mi mancava casa mia, mi mancava il tempo per pulire, ma volendo mi mancava anche il tempo per vedere lo sporco, quindi la cosa si compensava egregiamente.

Adesso che ho il pomeriggio libero (solo quello grazie a Dio), posso finalmente avere tutto il tempo che mi è mancato in precedenza, per fare quelle mille cose che prima potevo solo pensare, coltivare i fiori in balcone, sistemare l’armadio, buttare tutte le cose inutili contenute nei mobili nuovi comprati per metterci le cose inutili che non sapevo dove mettere.

Invece macchè, io il gene di quelle che fanno sempre tutto tutti i giorni non ce l’ho.

Avete presente quelle eroine che la mattina si alzano un’ora prima per fare il caffè e mandare la lavatrice? Quelle che appena hanno finito di mangiare oltre a sparecchiare, lavano i piatti, puliscono i fornelli, spazzano e se gli gira danno pure lo straccio? Ecco io ammiro con ogni mia cellula quelle donne.

Le donne costanti, perchè sia ben chiaro, non esiste casalinga, anche se lo è a tempo pieno, anche se lo è da tutta la vita, che non ha qualcosa da fare.

La casa non è progettata per lasciarti del tempo libero, e se tu quel tempo libero, magari in un pomeriggio di sole, osi passarlo sul divano a leggerti un libro, sappi che i raggi solari colpendo dritto il mobile in wengè della tv, ti faranno notare che il tuo swiffer cattura la polvere, ma l’hanno già rilasciata.

Essere casalinga è per me la cosa più difficile da fare, e non parlatemi delle maniache del pulito, perchè pulire a ruota una cosa che si sporca con la stessa velocità di un bambino che mangia un cono gelato sulle motagne russe, è frustrante, frustrante come il profilo Intagram di Belen.

Se sei una donna in carriera la gente quasi si aspetta che la tua casa sia un po’ in disordine, ma se sei una casalinga non hai scampo, deve brillare tutto in ogni momento del giorno e della notte.

Se sei casalinga, sei la donna che non deve chiedere mai, a dire il vero, questo mondo misogeno vorrebbe che tu non chiedessi niente nemmeno se sei una donna in carriera, perchè diciamocelo, sottovoce, tutti vorebbero la moglie a casa con il grembiule ad aspettarli ogni sera. Perchè il lavoro è importate, il suo però,  perchè è normale un ritardo la sera, il suo però, e perdonatemi se sto esagerando, sarà il calcare della doccia che mi rende acida, mi rendo conto che tutti questi discorsi ricordano gli uomini della caverna, anche se sono convinta che almeno lì, in una caverna, della polvere  non si lamentava nessuno.

09.06.14

Quando gli addominali ce l’hai, ma non si vedono

Archiviato in Argomenti vari at 08:26 by vaniglia

Ancora non mi spiego come certe marche di costumi credano veramente che mettere una straficona in riva al mare, la quale ha gli addominali visibili anche da seduta,  faccia vendere più prodotti.

Davvero non lo so a che pensava l’addetto marketing.

Sta li che si rotola sulla sabbia come una milanese con l’osso nella farina, più osso che milanese,  e a me più che voglia di comprare un costume viene il nervoso.

Non l’invidia, il nervoso.

E’ di nuovo caldo, è di nuovo estate e devi di nuovo essere magra per vivere serenamente.

Più vado avanti e più mi convinco che la magrezza è un’attitudine, attitudine che io non ho.

Pranzavo sul mare questo we, sono partita non con il costume e l’accappatorio, sono partita con in mente cosa ordinare nel mio ristorante preferito sulla spiaggia.

E’ troppo presto, neanche metà giugno, per quelli come me che le ferie se le sognano fino ad agosto inoltrato andare in spiaggia a giugno “fa strano”. Inoltre reduce dall’inverno più ingrassante da me fino ad ora registrato, all’idea di mettermi già in costume rabbrividisco.

Ero a tavola, profumo di mare, profumo di spaghetti allo scoglio, al tavolo accanto al nostro arriva un’altra coppia.

Lei alta, molto alta, magra,molto magra e di nero (poco) vestita. Chi si veste di nero per un pranzo al mare, ho pensato, e non sarà stata di certo una scelta fatta perchè il nero snellisce, perchè di certo non ne aveva bisogno. Non prende nemmeno in mano il menù, a dire il vero la mano era sempre occupata dal telefono e gli occhi oscurati dagli occhiali.

Ordinano.

Dopo venti minuti faccio caso che lui ha già gustato un antipasto di carpaccio e uno spaghetto alle vongole, lei sta uccidendo una fetta di pane, al quale ha tolto prima la mollica e poi nel dubbio anche la crosta, per poi rosicare qualche secondo un paio di briciole. Io mi stavo leccando i baffi per i miei gnocchetti agli scampi, domandandomi se davvero era riuscita a non ordinare niente, finchè la cameriera non le si avvicina con un carrello, le serve un piatto di verdure cotte e le pulisce un pesce, forse un’orata.Che lascerà quasi tutta nel piatto.

Lei non mangia, lei spiluzzica. Non mastica, mordicchia. Non gusta, si nutre.

Ecco l’attitudine alla magrezza che io non ho, lei il menù è riuscita a non aprirlo nemmeno, io l’ho guardato con lo stesso interesse con cui il 98% degli uomini guarda you porn, capite la sostanziale differenza?

Anche io riesco a fare la fica a casa, a mangiarmi un’insalata a pranzo, ma al ristorante no. Al ristorante ordinare solo verdura lessa è come avere la fortuna di avere i suoceri che vivono a 1.000 km di distanza e consigliare al tuo compagno di farli trasferire da voi.

Certo la differenza stava anche nel fatto che anche a lei gli addominali si vedevano anche da seduta, ma io posso asserire che i miei non si vedono, ma quando rido durante un buon pranzo un po’ mi fanno male, i suoi sono addominali da palestra, i miei da risate.

07.03.14

Nemici amici

Archiviato in Argomenti vari at 08:34 by vaniglia

Ci sono cose che proprio non capisco, che collidono con il mio modo di essere. Ad esempio, perchè alla cassa del supermercato la cassiera chiede sempre a te se hai degli spicci quando lei ne ha un cassetto pieno? Oppure, perchè se tutti sostengono che più una donna diventa matura più è affascinante, poi gli uomini ti lasciano sempre per una più giovane?

Insomma potrei andare avanti per ore con questa lista, ma la cosa che mia ha sempre lasciato con l’espressione più emblematica è il detto “tieni gli amici vicini e i nemici ancora più vicini”.

Cioè, in pratica, che significa?che devo fare, devo andare avanti tenendomi accanto tutte le persone che mi hanno fatto qualcosa che non mi sta bene, devo fingere? come si fa?  mi sono domandata e soprattutto, perchè?

Nonnostante questa frase racchiudesse tutto ciò che va contro il mio personale modo di essere, vuoi perchè mi metterebbe nella condizione di dover mentire, a me stessa fingendo che quella persona mi va a genio, e poi agli altri, vuoi perchè mi sembrava un controsenso nonchè un’enorme dispendio di energie e tempo, sotto sotto sentivo che c’era qualcosa di saggio in questo modo di vedere le cose, solo che ancora non riuscivo a coglierlo.

Come in tutti gli aspetti della vita, si tratta solo di prospettive, lo abbiamo ben chiaro questo concetto quando ci facciamo un selfie e sappiamo esattamente da quale angolazione il nostro viso è più bello e dovremmo ampliare la cosa a un po’ tutti i campi.

Ho capito che io vedevo la cosa dall’angolazione decisamente sbagliata, quella che mostra il naso gobbo e il doppiomento per intenderci. Per me tenersi un nemico ancora più vicino significava dover mettere da parte il mio orgoglio, il mio punto di vista, e si sa che una donna tiene al suo punto di vista come un uomo tiene ad un auto nuova.

Invece mi sbagliavo e di grosso, ma c’era da aspettarselo, sono sempre stata la bella addormentata di turno, quella che ritiene che se ci sono degli screzi non è necessario dire subito “hei, amico, guarda che mi stai disturbando con questo atteggiamento”, si può aspettare che la cosa si ripeta almeno venti volte, perchè prima o poi capirà da solo, no? No, la risposta è sempre no. Un cane capisce perchè lo stai guardando male mentre sei in piedi davanti al divano dove ha appena fatto la pipì, le persone invece sanno essere inopportune ed esserlo ripetutamente senza il benchè  minimo dubbio di essere il fallo.

Considerando questa mia aspettativa surreale, è chiaro che spesso la cosa degenerava, finchè tutti i nodi venivano al pettine e io mi trovavo a dire tutto quello che pensavo, avete capito bene, tutto quello che pensavo e provavo! dico io, siamo seri, ormai nessuno dice più quello che pensa e per quanto in certi casi sia sbagliato, in altri pare essere l’unico modo per vivere bene. Per questo mentre io speravo che la mia sincerità, anche dei miei difetti intendete bene, il dire “ho fatto un lavoro su me stessa e ho capito che io sbaglio qui e credo che tu invece sbagli qui, che ne pensi?”, servissero a migliorare le cose, in realtà non facevo che peggiorarle.

Volete sapere cosa ne pensa la maggiorparte delle persone? Che ho ragione a dire che sbaglio qui, ma quasi nessuno ormai si prende la briga di guardarsi dentro, c’è così tanta gente fuori da criticare, perchè perdere tempo con se stessi?

Perchè fa bene, ecco perchè. Criticarsi a priori no, non serve a niente, come non serve farlo con gli altri, ma prendere di tanto in tanto in considerazione il fatto che qualche lato di noi stessi può essere modellato per farci stare meglio, non per piacere a qualcun’altro, non è un’idea così folle.

Così torno al punto di partenza, al capire quei nemici ancora più vicini. L’essere totalmente sinceri, mostrare le proprie debolezze e ritenere che queste siano le chiavi giuste per avere rapporti armoniosi non è un’idea che abbandono, ma il fatto di farlo con chiunque, anche con chi con la tua debolezza non vede l’ora di affermare la sua forza è decisamente fuori luogo e contro producente, come mettere leggings bianchi in estate credendo che la buccia d’arancia non si vedrà.

Per quanto mi rattrista il fatto di dover pensare che essere se stessi è un lusso che ci possiamo concedere con pochissime persone, mi consola sapere che mi poteva andar peggio, come chi non ha mai trovato nessuno con cui poterlo fare tanto che anche lui non sa più chi è veramente.

 

 

28.02.14

Intimo Shaping: non ne esci viva

Archiviato in Argomenti vari taggato , , at 08:46 by vaniglia

Parlare e giudicare le cose senza averle provate è  da presuntuosi, un po’ come i dottori che classificano “niente di che” i dolori mestruali. Quando ho scritto delle guaine contenitive ammetto che l’ho fatto dopo aver letto un articolo sulle dive di Hollywood che sotto al tubino Gucci strizza chiappe indossano un’intimo modellante e ho pensato che la cosa fosse un po’ assurda, vuoi perchè obbiettivamente la maggior parte di loro non ne ha bisogno, vuoi perchè la cosa è molto fine a se stessa, ma in realtà non le avevo mai provate.

Però la vita sa come metterti alla prova. Mi è capitato di comprare uno di quei vestiti che se vuoi che non ti si veda la pancia non devi pretendere di respirare indossandolo, capo che in genere evito come evito il Karaoke, e siccome ho ancora i postumi dell’ultima vacanza in montagna costellata da polenta e salsiccia a ogni ora del giorno,  mi sono trovata di fronte allo specchio a domandarmi, come posso indossarlo senza ammettere al mondo di essere una falsa magra?

La falsa magra è la donna che ha una taglia che oscilla dalla 44/46, un fisico proporzionato, e se non lo  è lo rende tale scegliendo l’abbigliamento giusto, che ha dei difetti, ma non si vedono o per lo meno non sono la prima cosa che ti colpisce.

Se ha la pancia le magliette sono sempre morbide ma con scollature tattiche, se il problema è il sedere i pantaloni non sono mai troppo stretti e fascianti, piuttosto sono modellanti, accompagnano le curve e sono scuri. Ancora se il problema sono le gambe robuste eviterà pantaloni troppo stretti in fondo specialmente con uno stivale messo sopra a metà polpaccio, piuttosto prediligerà un pantalone svasato, largo in fondo e metterà dei tacchi che slanciano. Insomma, se gli uomini sanno nascondere egregiamente moglie, tre figli e un cane, una donna può nascondere fino a cinque chili, solo che lo fa con più stile.

Tutti questi escamotage sono praticamente impossibili di fronte ad un tubino come il mio, liscio, dritto, aderente, in microfibra, nemmeno la calzamaglia mi salvava. Poi gironzolando su un sito di intimo cercando un reggiseno nuovo mi sono imbattuta nel settore “initmo shapping”, ovvero l’intimo modellante.

Certo sulle modelle magre sono addirittura sexy, con questi mutandoni ascellari spesso color carne riescono ad essere sexy, ma si sa che il cronfronto non regge nella realtà. Ma quello che ha imbambolato me è stata una sottoveste, scollata in modo tale da passare sotto al seno di modo che può essere indossata con qualunque reggiseno e lunga più o meno fino a metà coscia, elegante, sobria, insomma mettibile senza rischiare l’effetto nonna.

Ho ceduto, mi sono addirittura presa le misure per essere sicura di scegliere la taglia giusta, messa nel carrello e dopo due giorni arrivata a casa.

Ebbene, tolta della busta l’ho guardata tenendola di fronte a me con le mani tese, era  stretta almeno la metà di me, ma mi sono detta “sarà elasticizzata”. Macchè, aveva l’elasticità di un pezzo di ferro, allora ho cercato una zip qualcosa che permettese l’ingresso del mio corpo che non sia un “sinsalabin”, ma ancora niente.

Ho guardato il cane che nel frattempo si era venuto a sedere sul letto, probabilmente perchè non si voleva perdere la scena, ma mi ha risposto con un sguardo che diceva chiaramente, di tutti gli acquisti scemi che hai fatti questo li batte tutti.

Ho provato,  prima a farla passare dalle gambe, ma mi sono sentita come quando da bambina ti vuoi infilare la gonnellina della barbie. Allora ho deciso di inziare da sopra,  la mia testa è pur sempre più piccola del mio sedere, o almeno lo speravo, e qui è successo l’inevitabile, sono riuscita a tirarla fino alle spalle, tenendo le braccia alzate per renderle più piccole possibile.

Ebbene, mi sono trovata letteralmente incastrara, con le braccia a X sopra la testa, le spalle che quasi si toccavano insieme e non sapevo come uscirne. Mi sono trovata in difficoltà, seriamente, soprattuto perchè questo genere di cose non andrebbero mai fatte se siete sole in casa e nessuno vi può aiutare, perchè vi garantisco che il cane non vi può aiutare.

Appena libera l’ho gettata lontano da me e ho preparato un bel reso, ho scaricato il modulo e al momento di compilarlo c’era una sezione che ti richiedeva la motivazione, c’erano varie opzioni, colore sbagliato, modello sbagliato, difettoso ecc ecc. Niente che andasse bene, sono stata costretta a dire che il problema era la taglia, ma sarei stata felice di scrivere “questa guaina fa fare cose allucinanti,mi ha fatto pensare, preferisco che mi si veda la pancia.”

26.02.14

Donne a tempo determinato

Archiviato in Argomenti vari at 09:11 by vaniglia

Certi momenti della vita potrebbero essere paragonati a quanto capita che ti senti grassa e siccome non ti va niente vai spedita nell’armadio a prendere i tuoi pantaloni preferiti, che lo sono non perché bellissimi o di marca, semplicemente perché loro ti entrano sempre. Quando niente ti sta più e da li allo scaraventare l’intero armadio fuori dalla finestra il passo e breve,  loro ti salvano sempre, con i loro colori solitamente scuri e il tessuto cucito dagli angeli perché si adatta al tuo culo nonostante tutto.

Finché non arriva il giorno che anche loro ti abbandonano, sei accaldata dalla doccia, incremata come una bavarese, nessun pantalone sale oltre il ginocchio, le guance rosse, i capelli verso il soffitto, affannata li afferri nella speranza di risolvere la questione, ma loro non si chiudono. Passano le ginocchia, perfino i fianchi e ti abbandonano al bottone. Almeno quattro cm ti separano dalla vittoria, guardi lo specchio e ti rendi conto che non puoi più dire “sono un po’ gonfia, un po’ irrobustita, sarà lo stress”, devi dire la verità, sei ingrassata e non c’è più un paio di pantaloni che tengano.

Ecco la sensazione che provo adesso la posso paragonare a quello, disarmante, deprimente, deludente.

Non ditemi che i chili di troppo non sono un problema, lo so perfettamente altrimenti spenderei più soldi in palestre e non in pizze da asporto. Io mi riferisco alla sensazione di perdere l’ultima certezza, come l’ultimo paio di pantaloni, i tuoi rassicuranti pantaloni neri elasticizzati.

Essere donne è così difficile, me lo ripeto da settimane.

Avevo vent’anni e mi ero data delle scadenze, per i trenta mi vedevo sposata, con abito bianco che non ingrassa in tulle, viaggio di nozze idilliaco e poi figli, uno forse due, belli, sani, che arrivano appena lo desideri, che li partorisci con poco dolore e nessuna smagliatura. Nei giorni più audaci mi vedevo anche con un lavoro che amavo, affermata, imprenditrice di me stessa.

Capirete la mia delusione a tre mesi dal trentesimo compleanno e senza nemmeno una crocetta messa sui miei propositi.

Per quanto non sia necessario darsi delle scadenze, a volte per le donne sembra obbligatorio.

Perché se gli uomini posso concedersi la loro crisi di mezza età fidanzandosi con una di vent’anni più giovani e magari farci un figlio (perché la macchina sportiva già ce l’hanno e non è bastata a ridare smalto), possono comportarsi da ragazzini, cosa che spesso non spazia troppo dagli anni precedenti a dire il vero, decidere di separarsi magari, perché si sa, la moglie vecchia invecchia, un po’ come andare con lo zoppo, tutto ciò senza creare troppo scalpore, ma a una donna  non è concesso con tanta leggerezza.

Alle donne la crisi di mezza età arriva molto prima, abbiamo almeno dieci anni in meno di margine  per sentirci vecchie ed essere trattate come tali. Vecchie per cercare di avere figli e sperare di farli subito, vecchie per potersi mettere  in proprio chiedendo un prestito che nessuna banca ti darà perché la tua giovinezza l’hai sprecata a fare un lavoro che odiavi nella speranza di avere la stabilità al momento di metter su famiglia cosa che ancora non hai fatto, vecchie per andare nei locali con le amiche, perché fondamentalmente nemmeno ci vogliamo stare la in mezzo.

Passiamo la vita a cercare un uomo adulto e responsabile e passare la serata nel covo dei peter pan dal  contorno occhi increspato non mi pare la soluzione migliore.

Non voglio dire che per gli uomini è tutto più semplice, sarebbe probabilmente approssimativo come giudizio e ingiusto.

Anzi, a pensarci bene, è proprio quello che voglio dire.

A partire dalle responsabilità. La famiglia, il matrimonio sono per antonomasia i nemici numero uno degli uomini.  Libri e film sono stati scritti per parlare di questo, del dramma che molti uomini sono costretti a vivere, con queste fidanzate che bramano di diventare mogli, che pretendo un uomo attento, presente e partecipe. “Ma che palle” gli viene spontaneo viene da dire (a loro, sempre e solo a loro), abbiamo una vita, un lavoro che ci assorbe in pieno, per il quale se serve dobbiamo stare fuori anche dodici ore al giorno, abbiamo degli hobbie e degli amici. Per non parlare dei figli, siamo seri, tu donna che magari decidi di rimanere a casa per accudirli, non puoi e non devi pretendere che tuo marito nel suo tempo libero spenga la tv o l’xbox e si preoccupi di te e di quante ore hai dormito nell’ultima settimana, non puoi pretendere che ti dia dieci minuti per fare la doccia in santa pace, tu non lavori, TU NON FAI NIENTE TUTTO IL GIORNO.

Per non parlare di quegli sfortunati che hanno trovato una donna in carriera, una donna realizzata, una donna che nonostante viviamo in un mondo maschilista e stracolmo di testosterone che vede donne al pari livello e anche superiore rispetto ai colleghi maschi meno retribuite e con minori cariche riconosciute, una donna che nonostante tutto ciò ce l’ha fatta a farsi una posizione, vi rendete conto dello smacco che è obbligato a subire? Avere una moglie che guadagna più di lui?

A quel punto il passo per farla sentire in colpa sul fatto che lo trascura, che lo obbliga spesso a prendersi la cena in rosticceria o addirittura ad assumere una donna di servizio, è decisamente breve.

Perché non è assolutamente vero che le donne riescono a fare più cose contemporaneamente, o almeno è vero nel piccolo, possono preparare un risotto senza farlo bruciare mentre danno da mangiare al figlio piccolo e ascoltano la poesia imparata a memoria da quello più grande, questo si. Ma non possono essere una splendida madre, una splendida moglie, una splendida amante e una splendida lavoratrice contemporaneamente, non per i canoni di oggi.  Non alle regole del mondo a misura di uomo.

Mentre un uomo può, può essere  considerato un buon imprenditore,  padre, marito, amante, anche amante dell’amante, tutto contemporaneamente senza problemi. Un uomo che guadagna bene e mantiene la sua famiglia è già considerato un buon padre di famiglia nonché un bravo marito, perché tutto il resto ovviamente non è compito suo, tutto il resto sono cose da femmine, fa parte di quel “non fare niente tutto il giorno” tipico delle donne.  

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